Un menu facile, veloce e poco costoso per una cena con amici

Tra i piatti della tradizione italiana ce ne sono alcuni che piacciono davvero a tutti e che garantiscono il successo in qualsiasi cena tra amici. Sono i piatti che io definisco il menù ideale fatto semplicemente di pizza e tiramisu. Nella mia esperienza non ho mai trovato nessuno che non apprezzi questo menù e cosa ancora più importante si adatta sia agli adulti che ai bambini. Ci sono comunque delle accortezze che devono essere assolutamente adottate.

Se ad esempio ci sono dei bambini è meglio optare per la ricetta del tiramisù senza uova crude e con il caffè d’orzo, il gusto rimane ottimo e sicuramente anche le mamme apprezzeranno questa vostra cura dei particolari. Se poi avete persone con il problema della celiachia, nessun problema, cercate la ricetta della pizza senza glutine e tutto si risolve.

La maggior parte sono spaventati dal dover cucinare la pizza pensando che la pasta per la pizza richieda competenze da pizzaiolo mentre invece è una delle cose più facili da realizzare. E non sto parlando di acquistare pasta per pizza dal fornaio e semplicemente condirla e cuocerla ma di farla da soli. Come ci ricorda chi si occupa di montaggio box doccia porta battente, gli ingredienti della pizza sono davvero pochi e facili da reperire e le ricette di pizza si trovano in qualsiasi libro di ricette di cucina, stessa cosa per il tiramisù che tra le ricette dolci è sicuramente la più conosciuta e la più diffusa. Ma vediamo come fare pizza e tiramisù in modo facile e veloce. Poiché esistono tante ricette del tiramisu quella che vi propongo è la ricetta del tiramisu originale.

Ricetta della pasta per la pizza

  • 800 gr di farina 0
  • 500 ml di acqua
  • 25 gr di lievito di birra
  • un pizzico di sale ed un cucchiaio di olio extravergine di oliva.

Sciogliete nell’acqua il lievito di birra ed aggiungete 500 gr di farina. Si forma una pasta molto liquida (detta poolish) che deve essere messa a lievitare per circa 1 ora. Aggiungete la restante farina, il sale, l’olio ed impastate bene. La pasta per la pizza è quasi pronta. Mettetela a lievitare e quando è raddoppiata di volume dividetela in 2 parti e stendetela. Adesso non vi resta che condirla a piacere, va benissimo il classico pomodoro e origano. Cuocetela a 200 gradi per circa 15 minuti, aggiungete la mozzarella, un filo d’olio e rimettete in forno per 5 minuti circa.

Preparazione del tiramisù

  • 500 gr di mascarpone
  • 6 uova
  • 100 gr di zucchero
  • 350 gr di savoiardi
  • caffè e cacao in polvere.

Montate i tuorli con lo zucchero e aggiungete, dopo averlo ammorbidito con un mestolo il mascarpone. Montate i bianchi d’uovo ed uniteli alla crema di mascarpone. Adesso non vi resta che comporre il tiramisù alternando in un vassoio uno strato di biscotti inzuppati nel caffè ad uno strato di crema e terminando con una bella spolverata di cacao.

Un tram chiamato EXPO

Crescono le aspettative e si avanzano le autocandidature per le attività connesse all’EXPO 2015.

Pensando al titolo che caratterizzerà l’evento (“Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”), la vicepresidente Beccalossi sottolinea che l’appuntamento del 2015 “potrà declinare l’alimentazione in tutti i suoi molteplici aspetti, dalle tecnologie innovative alimentari all’educazione al cibo e alla valorizzazione culturale dell’alimentazione come ricerca di qualità, salute e sicurezza”. Con il 15% della produzione nazionale, la Lombardia è la prima regione italiana nel settore agro-alimentare. Una produzione caratterizzata dall’eccellenza, come risulta da una ventina di prodotti Dop (Denominazione origine protetta) e Igp (Indicazione geografica protetta) e dai 15 vini Doc (Denominazione origine controllata) e 4 Docg (Denominazione origine controllata garantita). “Con questi finanziamenti – aggiunge Viviana Beccalossi – sarà possibile comunicare ancora meglio il valore dei nostri prodotti: dalla Bresaola della Valtellina ai Salami di Mantova e della Brianza, dal Taleggio al Grana Padano, dalle Bollicine della Franciacorta al Pinot Nero dell’Oltrepo’ pavese e ancora dai vini della Valcalepio a quelli di San Colombano, e così via”. “In Lombardia – conclude la vice presidente – in materia di sicurezza alimentare, il consumatore è garantito da un sistema di regole chiaro, preciso e puntuale. I nostri disciplinari sono applicati rigorosamente e le infrazioni, per chi non rispetta le norme, vengono punite puntualmente”.

Questo il dettaglio dei finanziamenti, suddiviso per provincia.
– PROVINCIA DI BRESCIA: 10 progetti per un totale di 300.000 euro (Strada dei Vini e dei Sapori del Garda, Associazione Strada del Vini Franciacorta, Consorzio per la tutela del Franciacorta, Strada del Vino Colli dei Longobardi, Cantine della Valtenesi e della Lugana, Consorzio Garda Classico, Consorzio Tutela Lugana Doc, Ente Vini Bresciani, Consorzio Terra Bresciana, Cooperativa Valle di Bagolino).
– PROVINCIA DI BERGAMO: 8 progetti per un totale di 220.000 euro (Consorzio Tutela Taleggio, Associazione Strada del Vino e dei Sapori della Valcalepio, Consorzio Tutela Valcalepio, Associazione Produttori Biologici Bergamaschi, Agripromo Bergamo, Cooperativa Agricola Sant’Antonio Val Taleggio, Consorzio Tutela Moscato di Scanzo, Vignaioli Bergamaschi).
– PROVINCIA DI COMO: 1 progetto per un totale di 44.000 euro (Fondazione Centro Lombardo IFOF – Scuola di Minoprio).
– PROVINCIA DI CREMONA: 4 progetti per un totale di 160.000 euro (Associazione Strada del Gusto Cremonese, Consorzio Tutela Provolone Valpadana, Latteria Soresina, Consorzio salame di Cremona).
– PROVINCIA DI LECCO: 1 progetto per 50.000 euro (Consorzio Salame Brianza).
– PROVINCIA DI MANTOVA: 8 progetti per un totale di 240.000 euro (Associazione Strada dei Vini e dei Sapori Mantovani, Consorzio Provinciale tutela Vini Mantovani, Latteria Sociale Mantova, Consorzio Export 3p.it, Consorzio latterie Virgilio Società Agricola Cooperativa, Consorzio Agrituristica Mantovano Verdi terre d’acqua, Consorzio Provinciale “Terra di Virgilio”, Associazione la Strada del riso e dei risotti mantovani).
– PROVINCIA DI MILANO: 3 progetti per un totale di 90.000 euro (Consorzio Volontario Vino D.O.C. San Colombiano, Strada del Vino San Colombano e dei Sapori Lodigiani, Consorzio Qualità Carne Bovina).
– PROVINCIA DI PAVIA: 7 progetti per un totale di 190.000 euro (Consorzio Tutela Oltrepò Pavese, Strada del Vino e dei Sapori dell’Oltrepò Pavese, La Versa – Viticoltori, Club del Buttafuoco Storico, Torrevilla Viticoltori Associati, Associazione Moscato di Volpara, Consorzio Pavia Export).
– PROVINCIA DI SONDRIO: 7 progetti per un totale di 230.000 euro (Consorzio di Tutela dei Formaggi Casera e Bitto, Consorzio per la Tutela dei Vini di Valtellina, Consorzio per la Tutela del nome della Bresaola della Valtellina, Consorzio Tutela Mele di Valtellina, Associazione Strade del Vino e dei Sapori di Valtellina, Cantina Cooperativa Villa di Tirano e Biancone, Latteria Sociale Valtellina).
– PROVINCIA DI VARESE: 1 progetto per 50.000 euro (Associazione per la Produzione della Formaggella del Luinese).

A questi progetti se ne aggiungono 9 a dimensione regionale per un totale di 290.000 euro (Consorzio per la Tutela del formaggio Gorgonzola, Consorzio per la tutela del Formaggio Grana Padano, ALA.bio – La Buona Terra, Associazione florovivaisti della Lombardia, Movimento Turismo del Vino Lombardo, Consorzio Produttori da Agricoltura Biologica, AOP Unolombardia, Associazione Italiana Agricoltura Biologica-Lombardia, Associazione Regionale Turismo Verde-Lombardia). (Ln)

Vini calabresi, la loro ricetta segreta

Riprendendo Ghoethe: “la vita e’ troppo breve per bere vini mediocri”.

Datare la coltura della vite in Calabria significherebbe andare molto indietro nei tempi, sicuramente ancor prima della venuta dei primi coloni greci del VIII secolo a. C. Del resto la coltivazione dei vigneti in queste terre era talmente intensa nell’età ellenistica che la Calabria fu detta “Enotria”, ossia terra del vino. Si capisce quindi come il vino che si produceva in Calabria, oltre ad avere una considerevole importanza per l’ economia dei tempi, era apprezzato e famoso per la sua qualità. Caratteristica di quel vino pare fosse la forza, il vigore ed il suo profumo intensissimo, capaci (si dice) di resuscitare anche i morti. Le tavole di Eraclea danno un preciso valore ai vigneti del tempo in Calabria: un appezzamento di terreno coltivato a vigna valeva sei volte quello coltivato a cereali. Al dio Bacco erano innalzati ovunque templi, tra i quali famosissimo quello di Cremissa, odierna Cirò. E si vuole appunto che il vino Cirò discenda in linea retta da quel vino di Crimisa che si somministrava agli atleti vittoriosi nelle gare, per cui (insieme ad un altro grande vino di Calabria, il Greco di Bianco) sarebbe il nettare più antico d’Italia.

In epoca romana i vini della Calabria non riuscirono a ripetere il successo avuto in epoca greca. I Romani infatti prediligevano i vini autoctoni quali il Frascati. Mentre il Medioevo ne conobbe il rilancio, esportati per terra e per mare in tutta Italia ed anche oltre. Successivamente però nuove difficoltà incontrò la regione nel valorizzare i propri vini e tutt’ora la viticultura calabrese raccoglie meno riconoscimenti di quanti meriterebbe.
Attualmente la maggior parte della produzione di vino è ad un livello decisamente artigianale, e difatti ogni contadino vinifica da sé con criteri del tutto primitivi ed empirici: ciò impedisce l’ottenimento di una medesima qualità di anno in anno, ed a ciò può attribuirsi in parte la mancata diffusione dei vini calabresi nel resto d’Italia. Si rileva così la necessità che molta produzione del vino calabrese debba uscire dallo stato artigianale sì da poter essere maggiormente apprezzata in Italia e all’Estero.

Il Cirò è uno dei pochi vini veramente industrializzati, il primo che ha chiesto ed ottenuto la denominazione d’origine controllata. Conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo e’ entrato a far parte di ogni cantina che si rispetti e sulle tavole di ogni buon ristorante.
Per il resto sono poche le aziende che hanno la denominazione DOC, anche se tale dato è in notevole incremento, iniziando una controtendenza rispetto al mercato vitivinicolo regionale degli ultimi 30 anni, caratterizzato da una profonda crisi ed impoverimento generale, visto che la viticultura è sempre stata una voce importante dell’economia locale.

In particolare altre tipologie di vini calabresi stanno ricevendo il supporto di siti di commercio elettronico che nel corso del loro percorso aziendale hanno ricevuto rilevanti feedback positivi dall’utenza servita, dunque svolgendo azione di educazione al consumo e promozione di particolari referenze e tipologie.
Anche per ciò, forse, da qualche anno assistiamo ad una rinnovata ripresa produttiva, ispirata a nuovi criteri di qualità, un rinnovato entusiasmo nella produzione con un più attento lavoro in vigna e l’applicazione di nuove tecniche in cantina.

Nella zona della Piana di Sibari, ad esempio, si cerca di continuare una tradizione vitivinicola di spessore, visto che è proprio in tale area che si rilevarono le prime testimonianze di una imponente ed organizzata esportazione del vino. Questo partiva dal porto di Sibari, passava attraverso veri e propri enodotti, per essere caricato agevolmente sulle navi.

Nella menzionata zona, in particolare, si distingue anzitutto il vino Pollino doc, che vede la sua produzione all’interno del Parco Nazionale omonimo, in particolare nei comuni di Castrovillari, Civita, San Basile, Saracena, Cassano allo Ionio e Frascineto.
La produzione di questo fantastico nettare deriva da vitigni quali Gaglioppo almeno per il 60%, Greco nero, Malvasia bianca, Montonico bianco e Guarnaccia bianca per almeno il 20%, con possibile aggiunta di uve a bacca bianca per un massimo del 20%.Il suo colore è rosso rubino tenue o cerasuolo; un profumo piuttosto intenso e persistente, fruttato, con sentori di prugne e ribes;il suo sapore è secco, caldo, abbastanza morbido, giustamente tannico, sapido, di corpo, equilibrato; i suoi 12/13 gradi ne fanno un vino ottimo per accompagnare costolette di agnello, capretto al forno, carni bianche arrosto, salsiccia, coniglio al forno, prosciutti e formaggi calabresi, servendolo a temperatura ambiente di 16-18°C.
Della medesima tipologia Pollino si menziona anche il Rosso Superiore, che richiede un invecchiamento obbligatorio di due anni: viene dai più considerato e’ classificato vino superiore da pasto
Il Valle del Crati Igt è rosso, rosato, bianco, novello e passito, ottenuto da uve sangiovese, merlot, cabernet sauvignon, magliocco, sauvignon blanc, riesling e greco bianco. La gradazione alcolica minima è 11,5% e 11% per, rispettivamente, rosso e novello e 10,5% per bianco e rosato, e 15% per passito. La relativa zona di produzione segue il percorso del fiume Crati, fino alla sua foce nel mare Ionio. In genere i metodi di produzione prevedono una accurata selezione delle uve, fatte macerare e fermentare in vasche di acciaio, ben accompagnando il prodotto carni grasse e selvaggine (per le tipologie rosso/rosato), ovvero antipasti, formaggi freschi e piatti a base pesce.(la tipologia bianco).
E nella Piana di Sibari trova culla anche un altro vinello interessante, l’Igt Calabria, la cui produzione si caratterizza in tutta la regione, ma che in zona acquisisce un sapore ed una connotazione unica. Le tipologie rosso/rosato in genere provengono da vitigno magliocco canno, calabrese (nero d’Avola), greco nero; con vinificazione prevista nella modalità fermentazione sulle bucce, suggerendo l’accostamento a pietanze tipiche della regione, con il suo colore rosso intenso, il profumo caratterizzato da sentori di frutta, il suo sapore pronunciato e pieno. Con i suoi 12/13° si consiglia venga servito ad una temperatura di 17/18 gradi. La tipologia bianco proviene da malvasia bianca, greco bianco; con vinificazione prevista nella modalità fermentazione del mosto in bianco a temperatura controllata; si accompagna bene ad antipasti e secondi delicati, col suo colore giallo dorato, il suo profumo delicato e fruttato, il suo sapore asciutto ed armonico. Con i suoi 12/13° si consiglia sia servito ad una temperatura di 10/12 gradi.
Che tali presupposti e tale voglia di affermazione siano di buon auspicio per far conoscere oltre regione vini di buona qualità, rispettati e quasi venerati in loco, visto che non pochi sono i paesi e le contrade presso le quali la produzione vinicola è accompagnata da sagre e manifestazioni enogastronomiche di particolare importanza che si tengono già dal mese di novembre, sotto il proverbio che “per S. Martino ogni mosto è vino”. C’è solo da augurarsi che le giovani generazioni apprezzino e imparino ad amare maggiormente la terra, che in passato valeva molto se lavorata a vigneto, avvalendosi delle più moderne ed evolute tecniche di produzione.

Il latte di mandorle fa bene?

Il latte di mandorle è ovunque. Probabilmente lo aggiungi al tuo caffè, lo aggiungi nei frullati mattutini o semplicemente lo bevi. Certo, è un po’ acquoso. Ma è fatto con mandorle, quindi DEVE essere buono per te, giusto?

Detto questo, tutti i latte non caseari come il latte di mandorle possono svolgere un ruolo importante nella tua alimentazione. I latti vegetali sono un’alternativa meravigliosa e versatile al latte per chiunque non tolleri il latte o stia riducendo l’assunzione di cibo per motivi dietetici o di etica animale.

Le persone spesso scelgono il latte di mandorle, in particolare, perché ha un sapore delicato e facile da tollerare per quanto riguarda la digestione.

La nutrizione del latte di mandorle è … un po’ deludente
Va bene, ma il latte di mandorle è davvero buono per te? Ecco la ripartizione nutrizionale del latte di mandorle non zuccherato, per tazza:

Calorie: 39
Grassi: 2,5 g
Proteine: 1,5 g
Carboidrati: 3 g
Zucchero: 2 g
Calcio: 482 mg (48 percento del valore giornaliero)
Confrontalo con quello che otterrai in una tazza di latte di soia senza zucchero, secondo:

Calorie: 80
Grassi: 4 g
Proteine: 7 g
Carboidrati: 4 g
Zucchero: 1 g
Calcio: 299 mg (30 percento del valore giornaliero)

Ma ci sono alcuni benefici del latte di mandorle
In primo luogo, i vantaggi: il latte di mandorle ha poche calorie e grassi, il che lo rende un’ottima base per un numero di piatti. Il suo sapore neutro con un pizzico di delicatezza e cremosità in bocca si presta bene a zuppe, salse, condimenti, prodotti da forno e frullati.

L’aspetto negativo è che ha poche proteine . Il latte di mandorle ha solo il 20 percento delle proteine che otterrai da un bicchiere di latte di soia e il 18 percento di ciò che otterrai da un bicchiere di latte magro.

Tuttavia, alcuni tipi di latte di mandorle sono fortificati con proteine, il che significa che hanno aggiunto proteine di piselli nel mix per dare alla bevanda un potere saziante maggiore.

Per quanto riguarda il calcio, questo varierà da marchio a marchio — differendo dal 10 al 45 percento delle necessità quotidiane, a seconda che il calcio venga aggiunto o meno durante la fortificazione.

Quindi, quali sono i migliori latte di mandorle da acquistare?
Se cerchi latte a base vegetale in alcune occasioni e non come fonte principale di nutrienti come calcio o proteine, il latte di mandorle va benissimo. Ma se fai affidamento sul latte vegetale come parte importante della tua dieta – se sei vegano o eviti tutti i latticini – scegline uno che sia ricco di nutrienti e fortificato per fornirti una buona fonte di proteine, calcio e vitamina D. Idealmente, ciò significa che soddisfa il 20 percento o più del valore giornaliero. E non tutti i latte di mandorla soddisfano questi criteri, quindi leggi attentamente l’etichetta per assicurarti di fare la scelta migliore.

Come viene prodotto esattamente il latte di mandorle?
Se vuoi un divertente progetto fai-da-te, prova a fare il latte di mandorle nella tua cucina.

Inizia prendendo una tazza di mandorle crude e mettile in cinque tazze di acqua fresca. Quindi immergi le mandorle durante la notte o fino a due giorni se vuoi che siano più cremose.

Successivamente, mescola le mandorle e l’acqua, quindi filtra l’intera miscela con una garza o un setaccio a maglie sottili. (Avrai davvero bisogno di usare i tuoi muscoli per spremere tutto il liquido per ottenere il massimo dalle noci.) Dopo, addolcisci o condisci come desideri. È un risultato davvero delizioso!

Il tuo latte di mandorle fresco rimarrà per un paio di giorni, non quasi quanto la varietà acquistata in negozio, che generalmente rimane buona per un paio di settimane.

Una cosa da tenere a mente, il latte di mandorle non conterrà vitamina D o calcio, dal momento che non fortificherai il preparato a casa, quindi assicurati di assumere questi nutrienti da altri alimenti o bevande.